10 Giu, 2022
Pescia (PT) – Condannato l’assassino di Pilù. LNDC Animal Protection insoddisfatta

Ha massacrato la cagnolina dell’ex fidanzata per vendetta, documentando in video la sua ferocia, e dopo anni dall’inizio del processo il giudice lo condanna a 18 mesi con pena sospesa. LNDC Animal Protection osserva che questa pena, anche considerando le aggravanti, è insufficiente. Rosati: “La realtà è che questi reati non vengono considerati come si dovrebbe realmente per la loro gravità. Al momento non garantiscono una vera giustizia per le vittime e sottovalutano la pericolosità di chi li commette”.

È finalmente giunto al termine il processo di primo grado per il mostro che, quasi 5 anni fa, uccise brutalmente Pilù per vendicarsi di presunti torti che aveva subito da parte della sua fidanzata di allora. La cagnolina infatti era della donna ed è stata vittima della furia omicida dell’uomo che ha pensato di usarla come mezzo per far soffrire la sua ex, infierendo senza pietà sul corpicino dell’animale e filmando le torture inflitte alla cagnolina. Il procedimento si è concluso con una condanna a 18 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena.

Ancora una volta ci troviamo davanti a una condanna che è tale soltanto sulla carta perché l’assassino non sconterà nemmeno un giorno di prigione”, commenta amareggiata Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Come sempre ci ritroviamo a combattere contro i maltrattamenti e le uccisioni di animali innocenti con delle armi che però sono spuntate e totalmente inefficaci. Questo tipo di reati sono ancora sottovalutati dal nostro Codice Penale e queste vittime sono considerate di serie B, immeritevoli di una vera giustizia. Eppure è ormai risaputo che qualsiasi forma di violenza, anche quella sugli animali, dovrebbe essere presa seriamente perché sono comportamenti soggetti a escalation. Una persona violenta lo è verso chiunque e magari comincia con gli animali per poi ‘progredire’ verso bambini e altri umani. Torniamo quindi a chiedere una revisione del Codice Penale che preveda pene più severe e dei veri percorsi rieducativi per chi si macchia di questi crimini.”

Duro anche il commento del Responsabile Diritti Animali di LNDC Animal Protection, l’avvocato Michele Pezone: “Non riusciamo a esprimere soddisfazione per la condanna perché troppo esigua in rapporto alle violenze subite dal cane. Tenuto conto del fatto che in questo processo, svoltosi con rito ordinario, era contestato il reato di maltrattamento doppiamente aggravato dalla morte dell’animale e dalla futilità dei motivi, la pena avrebbe potuto essere quasi il doppio di quella stabilita dal giudice e in tal caso non sarebbe stato concedibile il beneficio della sospensione”.

10 giugno 2022

Lega Nazionale per la Difesa del Cane – Ufficio Stampa
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